LulzXmas, l’FBI sapeva

Le rivelazioni ottenute da Vice raccontano una storia diversa dalla versione ufficiale. Jeremy Hammond fu solo una pedina nelle mani di Sabu. L’attacco a Stratfor poteva essere evitato?

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Il Bureau non poteva non sapere: stando alle rivelazioni pubblicate da Motherboard eThe Daily Dot, l’operazione di cracking che portò alla violazione dei sistemi dell’azienda di intelligence Stratfor, e alla conseguente diffusione di email riservate, carte di credito e dati personali, è avvenuta con l’hacker noto come Sabu a manovrare i fili. Jeremy Hammond, che sta ora scontando una pena di 10 anni di reclusione, fu imbeccato proprio da Hector Xavier Monsegur con tutte le informazioni necessarie a compiere l’operazione: a sua volta Sabu era stato informato da un altro hacker, dall’identità sconosciuta, che aveva anche provato a scagionare Hammond all’inizio del processo. Di lui oggi si è persa ogni traccia, ma non risulta che l’FBI (che all’epoca controllava già ogni mossa di Sabu) abbia mai fatto nulla per trovarlo.La ricostruzione ufficiale, quella che ha portato alla condanna a 10 anni di reclusione per Hammond (per gli stessi crimini Monsegur se l’è cavata con 7 mesi, già scontati), sosteneva che fu Jeremy stesso a bucare i server dell’azienda di intelligence che custodiva le informazioni di moltissime forze dell’ordine, multinazionali e agenzie per la sicurezza, distruggendo per sempre la reputazione di Stratfor. Il ruolo di Sabu sarebbe stato unicamente di spettatore, e al contempo di informatore dell’FBI che l’aveva scovato mesi prima e convinto a collaborare: i log delle chat ottenuti dalle testate d’Oltreoceano, e fino a questo punto tenuti sotto chiave dal segreto istruttorio, mostrano invece come fu un hacker noto come Hyrriiya a scoprire per caso la vulnerabilità sui server Stratfor, a passare le informazioni a Sabu che a sua volta istruì Hammond e altri suoi compagni nel collettivo AntiSec per portare avanti un attacco su larga scala a Natale 2012.In modo simile si svolse anche l’attacco ai siti governativi e di alcune aziende brasiliane: la tesidei giornalisti statunitensi è che in quel periodo Monsegur fosse già ampiamente tenuto sotto controllo dall’FBI, con tanto di keylogger sul suo PC e telecamere in casa, e in più Sabu collaborava attivamente con i federali per identificare e fornire il materiale necessario a incriminare altri membri di Anonymous, LulzSec e AntiSec per le operazioni di defacement, DDoS e non solo da loro operate. Sabu era costantemente tenuto d’occhio dagli agenti, che senz’altro erano informati sulle sue attività in Rete: la ricostruzione che ha portato alla condanna di Hammond dice che l’FBI scoprì tutto solo a cose fatte, ma se così fosse vorrebbe dire che o Monsegur si è comportato da informatore reticente, permettendo danni a infrastrutture digitali nazionali, straniere, pubbliche e private per milioni di dollari, oppure il Bureau fu davvero negligente nel vagliare il suo operato.L’FBI ha fatto già sapere che non intende commentare quanto rivelato oggi: sebbene questa versione dei fatti, supportata da documenti in possesso dell’agenzia e che dovrebbero aver costituito parte significativa del materiale impiegato per condannare Hammond, sia molto diversa da quella fornita fino a questo punto, “il caso è chiuso” per l’FBI e non c’è motivo di riaprirlo. Sabu ha ottenuto un consistente sconto di pena grazie alla sua collaborazione con l’FBI, mentre Hammond è stato condannato al massimo della pena: la sua sfortuna alla luce dei fatti è stata di essere una pedina nelle mani di Monsegur, che dall’intera vicenda è uscito sostanzialmente senza gravi conseguenze; tutti i suoi complici, che ha contribuito a individuare e far condannare, hanno invece sperimentato fino in fondo l’inflessibile severità dei tribunali chiamati a giudicarli.